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Malattie del cane





La Leishmaniosi

AGENTE E CICLO BIOLOGICO

La Leishmaniosi costituisce una delle più importanti malattie protozoarie sistemiche riscontrabili nel cane, dove il termine "protozoario" identifica la natura dell'agente causale, per l'appunto il protozoo Leshmania infantum, mentre la definizione "sistemica" rileva il totale coinvolgimento dell'organismo colpito.
I protozoi sono parassiti costituiti da una singola cellula: quelli responsabili della malattia in esame appartengono al genere Leishmania il cui nome deriva da Leishman, un Patologo di Londra che, per primo, agli inizi del 9OO descrisse queste forme parassitarie nell'uomo. Sì perché anche l'uomo, insieme al cane e ad altri mammiferi quali i roditori, può rappresentare l'ospite nel quale avviene lo sviluppo del parassita.
Le Leishmanie, infatti, sono organismi con un ciclo vitale che coinvolge due ospiti, uno vertebrato (ad esempio il cane) che svolge il ruolo di serbatoio della malattia e l'altro invertebrato (un insetto ematofago ovvero che si nutre di sangue) col compito di vettore.
Nella Leishmaniosi canina l'insetto in questione è la femmina di un Flebotomo che, per ottenere la maturazione delle sue uova, ha bisogno di nutrirsi del sangue di un vertebrato, come appunto è il cane; la ricerca dell'ospite avviene in modo silenzioso e, per questa sua caratteristica, l'insetto è denominato anche Pappatacio ovvero colui che "pappa in silenzio"!
Il ciclo ha inizio quando il Flebotomo succhia il sangue di un cane ammalato: le
Leishmanie passano così dal cane all'insetto e, in quest'ultimo, mutano morfologicamente trasformandosi da amastigote (forma presente nel cane) in paramastigote e promastigote (forme presenti nell'insetto vettore). Con il successivo pasto di sangue, l'insetto trasferisce le Leishmanie che ha immagazzinato dentro di sé ad un altro cane, completando così il ciclo del parassita. Nel nuovo ospite i protozoi penetrano all'interno di alcune cellule deputate alla difesa dell'organismo (macrofagi), riuscendo così ad inceppare il sistema immunitario e a scatenare l'insorgenza della malattia. Il periodo di incubazione può variare da un mese a quattro anni, gli animali colpiti non presentano differenze legate al sesso o alla razza, ma sono prevalentemente tra quelli che vivono all'aperto, soprattutto durante le ore notturne caratterizzate dalla massima attività degli insetti vettori.
QUADRO CLINICO
Il quadro clinico di questa patologia è piuttosto complesso in quanto numerosi sono gli apparati e gli organi colpiti.
Spesso il motivo che induce il proprietario a richiedere una visita veterinaria per il proprio cane, è l'osservazione di un progressivo dimagrimento e di un facile affaticamento del soggetto.
Anche le lesioni cutanee sono molto frequenti (circa il 70% (lei casi) e tra queste in particolare la dermatite secca esfoliativa non suppurativa che si manifesta con rarefazione del pelo, assenza di prurito, seborrea secca con perdita di scaglie furforacee biancastre, soprattutto a livello della testa e attorno agli occhi.
In questo caso il soggetto assume il caratteristico aspetto di un "cane con gli occhiali" e, molto spesso, sembra essere stato vittima di un invecchiamento accelerato. Accanto a queste alterazioni palpebrali vi può essere l'interessamento della struttura oculare: lesioni su1perficiali che riguardano la congiuntiva e la cornea, o più profonde a carico dell'iride o addirittura della retina come nel caso dei distacchi retinici.
Alti i sintomi di carattere generale sono rappresentati da zoppia, vomito e diarrea, polidipsia e poliuria (aumento cioè della sete e dell'orinazione) a seconda che sia colpito l'apparato scheletrico, digerente o vi siano danni renali
Infine vi può essere febbre, anemia, ingrossamento dei linfonodi, onicogrifosi (aumento della velocità di crescita delle unghie) a causa dell'infiammazione causata dal parassita ed epistassi (fuoriuscita di sangue dal naso) per modificazioni riguardanti la composizione del sangue, nonché la presenza di ulcere e sulla mucosa nasale.
DIAGNOSI
Se dall'esame clinico scaturisce il "sospetto" di Leshmaniosi, soprattutto quando il soggetto ha soggiornato in aree dove sono stati segnalati casi di malattia, per ottenere la "certezza" è indispensabile eseguire esami di laboratorio di tipo specifico volti a valutare la gravità della patologia in atto e a confermare la presenza del parassita.
Tali esami sono condotti prevalentemente sul sangue (o siero); essi sono indirizzati sia alla scoperta di eventuali alterazioni funzionali degli organi colpiti che alla valutazione di una risposta immunitaria dell'organismo nei confronti dei protozoi infestanti.
Meritano una citazione a particolare gli esami bioptici: essi prevedono il prelievo di piccole porzioni di linfonodi interessati o di midollo osseo; in questo modo è possibile evidenziare in modo diretto i parassiti, rendendoli finalmente visibili al microscopio.
PROGNOSI E TERAPIA
I soggetti ammalati che non sono curati vanno incontro a morte nel 90-98% circa dei casi.
Grazie all'impegno terapeutico, invece, si assiste ad un miglioramento che può portare alla guarigione clinica del soggetto.
Tuttavia, non è raro il verificarsi di ricadute che possono portare a morte l'animale nell'arco di un paio d'anni. E' attualmente allo studio l'impiego d'altri farmaci e di nuovi protocolli terapeutici volti alla risoluzione ed alla prevenzione di questa patologia che, a tutt'oggi, si combatte solo una terapia di limitata efficacia e mediante bonifiche ambientali nonché misure atte ad impedire la puntura dell'insetto (es.: ricovero dei cani durante la notte, impiego di zanzariere, sostanze repellenti, ecc.).
DISTRIBUZIONE DEI FOCOLAI E L'INFEZIONE DELL'UOMO
Zone a rischio sono quelle rurali e periurbane della costa tirreniche e le aree collinari ad ovest della dorsale appenninica e le coste ioniche e quelle del basso adriatico, e certamente tutte le isole.
Argentario, Isola d'Elba e costa ligure rappresentano purtroppo ulteriori bacini della malattia.
Tuttavia, per quanto riguarda il territorio italiano, l'aspetto endemico nella specie canina non trova, fortunatamente, un corrispettivo aumento della casistica umana.
Tra le varie ipotesi avanzate, sembra che il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione (sanitarie e alimentari), giochi un ruolo importante aumentando la resistenza individuale all'infezione.
ALTRI ANIMALI COINVOLTI
Molti altri mammiferi possono svolgere il compito di serbatoio dell'infezione, tuttavia, l'habitat selvatico in cui essi vivono tende a far sottovalutare la loro importanza in termini epidemiologici. Ad esempio, la volpe per Italia Francia Portogallo e il ratto per Italia Jugoslavia Spagna sarebbero i serbatoi naturali di cui sopra per quanto riguarda la Leishmania infantum; in essi il parassita riuscirebbe a mantenersi per poi essere eventualmente trasmesso all'uomo, anche in mancanza dei cani.
Va da sé, che questa osservazione mette al riparo i nostri cani da qualsiasi progetto o proposta che tenda alla loro eliminazione radicale.


da : I NOSTRI CANI di Daniela Amadeo & Maurizio Corneli