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Il cane: dalla preistoria ai giorni nostri




Avete mai pensato a cosa rappresenta un cane? Da dove viene? Qual’e’ stata la sua evoluzione e differenziazione in varie razze? Questo scritto e’ destinato a tutti coloro che nel cane vedono solamente un quadrupede da compagnia , da caccia da lavoro o da bellezza. Ma e’ molto di piu’.

Sin dalla preistoria il cane fu utilizzato in qualche modo dall’uomo. Da reperti fossili si sono individuate in Europa molte specie di canidi e, tra queste, alcune non appartenenti al lupo od alla volpe. Indubbiamente il cane fu un animale selvaggio, contemporaneo al lupo e, nel contempo, diverso da questo. Viveva con ogni probalilita’ una vita propria, come i cani che ai nostri tempi vivono presso tribu’ e popoli primitivi. L’uomo riusci’ in seguito ad addomesticarlo assicurando una certa convivenza tra questa specie selvaggia o semiselvaggia e lui stesso. Il cane si affeziono’ sempre piu’ all’umano, affiancandosi ad esso nelle diverse necessita’ cui seppe adattarsi ed alle quali l’uomo seppe adattarlo. Forse l’individualita’ del cane, la sua impotenza ad affrontare, come gli altri congeneri, gli animali selvaggi, gli fecero preferire la collaborazione con l’uomo ad un’attivita’ autonoma, pericolosa e piena d’imprevisti. Questa ipotesi e’ stata avanzata da alcuni studiosi ma da altri posta in dubbio poiche’, evidentemente, altri animali selvaggi si trovavano nelle stesse sue condizioni e mai si adattarono alla convivenza con l’uomo sul continente europeo. Nelle eta’ storiche il cane assunse sempre piu’ precise funzioni di ausiliare. Presso gli assiro-babilonesi era gia’ utilizzato come ausiliare nella caccia ai grandi felini ed agli altri grandi selvatici. Serse, nella guerra contro i greci, impiego’ mute di alani. Ciro sconfisse i Lidi con cani da guerra, sebbene i suoi avversari impegassero molossoidi. Presso gli egizi era diffuso ed amato per la compagnia e per la caccia. In Egitto furono importati dall’Etiopia e vennero usati nella caccia alle gazzelle. Soltanto gli ebrei e piu’ tardi i mussulmani non li gradirono, mentre i greci li onorarono ed amarono non meno degli egizi. Parlano dell’ammirazione nei confronti del cane Socrate, Lucrezio e Plutarco. Senofonte nel "Cinegetico", ne descrive le razze diffuse e si sofferma sulle norme alle quali i cani da caccia devono essere preparati (io lo considero il primo cinofilo della storia). Anche i romani avevano grande cosiderazione del cane, consacrandolo agli dei silvani. I romani li addestrarono da combattimento per la guerra, i giochi del circo e la caccia. E’ certo abbiano avuto cani di tre categorie: da uccelli, da inseguimento e d’assalto (per gli animali feroci da cacciare). In Gallia erano diffusi ed usati a caccia prima della conquista romana. I cani galli furono importati in Italia ed incrociati con i romani. Sembra che alcune razze galliche ed i prodotti degli accoppiamenti con le razze romane sapessero gia’ riportare. I germani curarono i cani che trovarono nelle terre invase. Curarono indubbiamente la diffusione dei cani oggi chiamati molossoidi, gallici e romani, da dedicare alla caccia ai cervidi ed ai cinghiali (ungulati presenti in forte numero nel nord europa). Nel medio evo le razze furono curate, selezionate e perfezionate. Accanto ai cani inseguitori si crearono cani adatti a cacciare in collaborazone con i falchi. I falconieri ben sanno che un cane che debba collaborare col falco deve essere rispettoso del lavoro del rapace in quanto "permaloso" e molto delicato. Molti falconi investiti dalla foga del cane nel rincorrere la selvaggina scovata non hanno piu’ cacciato.

Si ebbero così cani da sangue come gli alani; cani da corsa levrieroidi, cani da uccelli impiegati per la caccia alle pernici ed alle quaglie, cani da muta, di razze indefinite, che venivano sacrificati nella caccia al cinghiale. Gia’ si impiegavano cani da tana e da punta, questi ultimi, sembra provenienti dalla Spagna.

A partire dal ‘600 / ‘700 (in alcuni casi anche prima) il cane diviene arredamento per le case, giardini e reggie. E’ riscontrato in molti testi l’amore morboso nei confronti di questi quadrupedi da parte dei regnanti di quei tempi che lo trasformano in simbolo di nobilta’ e ricchezza (Spagna, Francia ed Inghilterra). Ogni regnante si affezziono’ ad una particolare razza e furono impartiti ordini di accudirle ed abbellirle (standardizzarle) ai cinofili del tempo. I due secoli a venire sono ricchi di storia cinofila che ci hanno fornito gli standard attuali, i rudimenti di selezione genetica ed i manuali d’addestramento. Si hanno notizie certe fino al periodo della prima grande guerra. Alcune "storie" dedicate al salvataggio, l’estinzione od al recupero di alcune razze riaffiorano negli anni ‘50. In quegl’anni si sfiora la "catastrofe cinofila" perdendo alcune delle piu’ rappresentative razze europee. Si arriva infine ai giorni nostri dove si istituiscono organi di tutela delle razze come l’ENCI (Ente Nazionale Cinofilia Italiana), affiliato alla F.C.I. (Federation Cynologique Internationale), con l’impegno di tenere aggiornato il Libro Genealogico. Queste operazioni di controllo hanno la funzione di registrare tutte le cucciolate di cani di razza nate in Italia. Effettuate le opportune verifiche sulla documentazione trasmessa, l’E.N.C.I. provvede all'emissione del pedigree (documento attestante le origini del cane).

Concludendo posso dire che, nella sua multiforme attivita’ di ausiliare e di compagno dell’uomo, ha un posto notevole nelle tradizioni, leggende, superstizioni, nella letteratura e nell’arte. Vi sembra poco? Penso che allo stato attuale dei fatti, osserverete il cane con ben altri occhi!


Renato Fongaro