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Il fagiano selvatico esiste ancora?         di Renato Fongaro 


Grande pedinatore dal volo rapido e possente: Il fagiano selvatico esiste ancora? Cosa oggi s’intende per “selvatico” ? Come lo si distingue da quello d’allevamento?


S
ono solo alcune domande che si pongono i cacciatori che hanno avuto la fortuna di cacciare negli anni ‘70 quando i fagiani potevano ritenersi tali. Non ho intenzione di sviscerare argomenti come la genetica e  l’etologia (non è mio compito), ma un breve accenno distribuito nell’articolo si rende necessario per capire determinati concetti di base.

Tutti sanno che il fagiano ha salvato la caccia dell’ultimo trentennio. Oggi, il legame imposto dalle istituzioni tra il cacciatore e la sua zona di caccia rischia d'impoverire la cultura venatoria oltre che sulla “stanziale” anche sulla "migratoria". La caccia col cane da ferma calza sempre più stretta ai veri cinofili (anche amatoriali) abituati ad inseguire la selvaggina in zone lontane anche tra loro. Gli A.T.C. (Ambito Territoriale di Caccia) fanno il loro dovere (??): ripopolamenti, gestione del territorio, migliorie, ma non basta. Il fagiano lanciato per i ripopolamenti, per essere chiamato tale, abbisogna anche di una certa "cultura" nell'allevamento. Gli esperimenti pilota nel campo dell'allevamento su stanziale da penna (starna e pernice rossa) parlano chiaro. Pochi esempi. L'imprinting generato dall'allevatore durante la somministrazione delle farine da nutrizione riduce la sospettosità della selvaggina. Le voliere ad alta densità di popolazione riducono le capacità di volo e non consentono (per questioni di spazio d'allevamento) la presenza di coltivazioni erbacee per imparare a nascondersi ed a pascolare (presenti solamente nelle voliere per le “ovaiole” da riproduzione).

Ecco che ci ritroviamo gruppetti di fagiani sulla capezzagna perchè così sono cresciuti ed abituati... il folto della macchia o dell' erbaio dove nascondersi alla prima avvisaglia di pericolo è forse solo un ricordo genetico ed è (a detta degli studiosi) possibile risvegliarlo. Non posso pensare di cacciare il Re della pianura che devo colpire con gli stivali a mò di punizione calcistica perchè s' involi! Chi ha cacciato il vero fagiano sa che dopo breve ferma si sottrae di pedina e vola via quasi fuori tiro ben prima dell'arrivo del cane. Le lunghe filate, le guidate, le ferme a distanza fanno di un cane l'entusiasmo del cacciatore. Il "vero" fagiano è un "selvatico" da cacciare in silenzio e con sospetto per poter eludere le sue difese: obbliga cane e cacciatore ad intesa perfetta e silenziosa.

Gli etologi ed i tecnici faunistici sanno che la genetica è la cosa più importante per la selezione di tutte le specie di animali (fagiano compreso). L’errore più classico degli allevatori di selvaggina è quello di selezionare i soggetti più idonei all’allevamento a scapito della selezione naturale, degli imbreeding e della consanguineità ed in questo modo ci si rimette in longevità e qualità. Studi effettuati su selvaggina naturale catturata e ridotta in cattivitaà hanno evidenziato una difficoltà maggiore negli accoppiamenti, nella deposizione e nella schiusa.  Fortunatamente gli stessi animali si abituano con l’andar del tempo alla vita di segregazione ed aumentano la produttività. Anche i pulcini, quando adulti, aumentano la deposizione e la schiusa rispetto ai genitori. Un fatto curioso è che la mortalità dei piccoli risulta ridotta nei casi di covate di fagiano selvatico “ambientato” in voliera rispetto a quello d’allevamento. E’ probabile che esista una trasmissione ereditaria di fattori di resistenza alle patologie ben sviluppata nel fagiano “selvatico” e carente in quello d’allevamento (fattore che andrebbe a vantaggio dei cacciatori). Chi non ricorda la famosa “influenza avicola” che ha colpito le regioni del Nord vietando così il lancio della selvaggina pronta caccia?

I fagiani selvatici, quelli di allevamento e quelli americani, morfologicamente differiscono in modo particolare per le dimensioni : quello selvatico risulta più piccolo di quello americano ed ancor di più di quello dall’allevamento: esistono però delle differenze tra maschio e femmina ancora d’accertare (dovute forse ad ibridazioni succedute all’introduzione dei vari genotipi o sottospecie differenti). Di sicuro si sa solamente la provenienza originaria (Cina).

Il fagiano selvatico allevato in cattività aumenta cosiderevolmente la sua mole raggiungendo le dimensioni di quello d’allevamento perdendo così parte delle sue caratteristiche morfologiche che gli permettono d’involarsi rapidamente. E’ ovvio presumere che il tutto sia riconducibile alla dieta che per ovvie questioni economiche (negli allevamenti intensivi) è troppo ricca di proeteine e perciò sbilanciata rispetto a quella allo stato naturale). E’ perciò importante che l’impresario che voglia intraprendere la strada dell’allevamento selettivo del fagiano selvatico, non cada nell’errore della iper-alimentazione proteica.

Voglio ricordare inoltre che l’ottimo sviluppo dello sperone del fagiano selvatico è riconducibile ad un animale sano, fecondo, ormonalmente equilibrato e con caratteri sessuali accentuati (il paragone con la razza umana può essere ricondotto all’uomo villoso e muscoloso). In effetti la femmina del fagiano predilige accoppiarsi con soggetti che presentano speroni sviluppati anche oltre la norma, in questo modo si assicura una progenie più forte e vitale, aumentando le probabilità della perpetrazione della specie.

Altre importanti distinzioni tra il fagiano selvatico e quello d’allevamento sono state messe in evidenza con dei tests comportamentali tra i quali il “rumore insolito”. Ponendo lo strumento generatore di rumore vicino al dispensatore di mangime, il fagiano selvatico ha impiegato più tempo del “cugino” nell’avvicinamento alla mangiatoia della voliera: il tutto è imputabile ad un comportamento preservativo della specie di origine genetica, caratteristica che si mantiene viva anche nelle nidiate nate in cattività. Questo atteggiamento guardingo è alla base della selezione natura ed è un obbligo per noi cacciatori e per gli allevatori, preservarlo nel fagiano del futuro.

E' possibile che gli A.T.C. e le "Provincie" continuino imperterriti nella politica di "più carne a meno prezzo"? Gli allevamenti di fagiani da "tavola" lasciamoli ai macellai ed alle massaie, a noi serve ben altro. il cacciatore considera l' A.T.C. una grande A.A.T.V. (Azienda Agro Turistico Venatoria) dove prelevare facilmente e senza tanto sudore la selvaggina post-lancio e la maggioranza degli ambiti (non tutti per fortuna)  "forniscono" questo pseudo-pollo che fa proprio al caso. A farne le spese ultime è anche la cinofila italiana. Allora? Meno fagiani ma più qualità! Gli A.T.C. e le "Provincie" prediligano acquistare da allevamenti che si specializzeranno in selvaggina da ripopolamento e non da "carne" (o ne diano le direttive per elevarne la qualità e portarla ad esser degna di un cane da ferma). Si inizi a copiare dagli A.T.C. pilota le benedette voliere a cielo aperto (riempite però di fagiani veramente selvatici).

 

Fongaro Renato