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Fin dal periodo precedente al calore, si deve fare in modo che la cagna abbia un peso ideale, secondo la sua taglia ed il tipo di attivita’ fisica cui e’ abituata. Un animale troppo grasso o troppo magro e’ destinato a presentare disturbi dei corretti funzionamenti ovarici ed ormonali, con conseguente fenomeni di assenza di calore o problemi di fertilita’ (difficolta’ nel concepimento).
Al giorno d’ oggi fenomeni di sottoalimentazione sono piuttosto rari, mentre e’ la sovralimentazione che preoccupa di piu’. Animali fuori forma, ma persino obesi, sono cosa comune.
Nel periodo terminale della gestazione, la cagna presenta dei fabbisogni energetici molto alti rispetto alla norma, ma le sue capacita’ di ingestione diventano pia’ limitate a causa del volume dell utero e della pressione che esso esercita sullo stomaco. Diventa importante quindi la concentrazione energetica degli alimenti che vengono impiegati in questo periodo sia molto alta per permettere di far fronte, anche con poche quantita’, alle alte esigenze nutritive dell' animale. Dal momento che le proteine rappresentano l' elemento principe per la crescita, i fabbisogni proteici della cagna in gestazione aumentano progressivamente fino al parto. La materia proteica infatti deve fornire almeno il 30% delle calorie della razione della femmina gravida e per questo motivo si puo’ ricorrere all' impiego di alimenti che vengono normalmente consigliati per i cuccioli allo svezzamento e durante la crescita. Questa categoria di prodotti infatti si caratterizza per il suo alto tenore proteico e’  adeguato anche per la cagna a fine gestazione. La fase di transizione alimentare nella gestante dovrebbe cominciare verso l' inizio del secondo mese di gestazione e progredire per almeno 2 settimane, durante le quali si dovra’ cambiare l' alimento da quello abituale a quello piu’ ricco di energia.
Volendo essere piu’ precisi, si potrebbe anche incrementare la razione del 10% ogni settimana fino al momento del parto, per assicurare il corretto apporto alimentare agli embrioni in crescita. E’ importante sorvegliare che il peso della fattrice non aumenti eccessivamente: il peso della cagna al momento del parto non dovrebbe oltrepassare il 30% di quello al momento del concepimento. I problemi che possono sorgere in caso di cagna eccessivamente grassa al momento del parto sono numerosi, tra cui l' eventualita’ di ricorrere al taglio cesareo per estrarre i cuccioli. Nel caso di alimentazione povera, gli inconvenienti sono maggiormente legati alla bassa vitalita’ dei neonati che non hanno avuto modo di accumulare sufficiente riserve a livello epatico, e alla deficitaria produzione di colostro e di latte da parte della cagna. E’ bene evitare di somministrare un supplemento a base di Calcio alla femmina durante la gestazione se questa viene nutrita con una dieta gia’ bilanciata in elementi minerali: l' eccesso di Calcio predispone al collasso puerperale.
Dopo il parto i bisogni nutritivi restano molto alti fino a quando la produzione di latte continua a crescere e raggiunge i suoi massimi livelli che avviene verso la terza settimana. In questo periodo le necessita’ energetiche della madre sono ancora pia’ alte di quelle che si hanno durante la gestazione: i fabbisogni nutritivi della cagna sono direttamente proporzionali al numero dei cuccioli che ha partorito. Nelle prime 3 settimane di lattazione e’ necessario che la cagna disponga di cibo a volonta in modo che se ne approvvigioni in ogni momento della giornata e secondo le proprie esigenze. Converrà distribuire alla femmina in lattazione l' alimento utilizzato durante la gestazione fino al momento dello svezzamento dei cuccioli, facendo attenzione che non dimagrisca più del 10% del peso registrato al momento del concepimento. A svezzamento avvenuto si potra’ ritornare in modo graduale, al normale alimento impiegato per il mantenimento. In queste fasi particolari della vita dell' animale si dovra’ assicurare un' alimentazione ricca di materie grasse al fine di far fronte all' intenso turn-over lipidico che si ha a livello di organismo materno durante la lattazione.
Il proprietario della fattrice potra’ preparare egli stesso la razione quotidiana della cagna a partire da alimenti che puo’ procurarsi,  oppure affidarsi a un alimento confezionato di tipo commerciale.
Nel primo caso, se si dovesse veramente preparare una razione a base di elementi di buona qualita’, i costi sarebbero del tutto improponibili, anche a patto di usare carni di seconda scelta, magari recuperate presso il macellaio di fiducia. Le carni di scarto possono rappresentare un veicolo di infezioni e di patologie anche gravise non ben conservate. Per il cinofilo, bilanciare una razione le cui componenti sono di cosi’ difficile valutazione sul piano energetico e nutritivo non e’ facile. Si rischia di incorrere in fenomeni di squilibri alimentari sia sul piano proteico che minerale e vitaminico. Per quanto riguarda gli alimenti umidi in scatola, e’ bene ricordare che si tratta di sostanze caratterizzate da un' elevata umidita’ e percio’ da una concentrazione energetica bassa. Il loro impiego e’ piuttosto quello destinato a stimolare l'appetito in particolari momenti dell'animale, quando cioe’ abbiamo la necessita’ di un alimento "starter", che riattivi la corretta digestione dell'animale. Non sono percio’ prodotti indicati in caso di forti esigenze energetiche, come e’ il caso della cagna gestante e allattante. Gli alimenti secchi sono quelli piu’ frequentemente utilizzati a causa della loro economicita’ (a parita’ di peso ed energia contenuta), della possibilita’ di venir facilmente immagazzinati e del loro impiego immediato. Le fasi di gestazione e lattazione richiedono l' uso di alimenti di qualita’ ineccepibile, e’ bene scegliere dei prodotti di categoria superiore che ripagheranno certamente gli sforzi che il cacciatore-allevatore ha fatto per ottenere una madre in forma ed una cucciolata sana.

Un cane neonato e’ un organismo delicato ed il suo stato di salute dipende da un insieme di fattori che vanno dalla resistenza endogena al tipo di alimento che riceve nelle prime ore di vita (colostro), alle condizioni igieniche in cui si viene a trovare al momento della nascita. Alcuni “interventi” possono essere di grande aiuto per diminuire la mortalita’ neonatale. Le azioni che possono restituire la vita ad un cucciolo in crisi sono sostanzialmente riconducibili a quattro interventi: ossigenazione, riscaldamento, reidratazione e alimentazione.
Al momento della nascita i primi atti respiratori giocano un ruolo fondamentale nella sopravvivenza del piccolo. Se il parto e’ avvenuto con presentazione podalica, il primo atto respiratorio puo’ avvenire anche prima della completa espulsione del feto. Per questo motivo puo’ accadere che il cucciolo inspiri assieme all’aria anche una certa quantità di liquidi compromettendo l’ avvio della respirazione. Cio’ puo’ accadere anche in caso di espulsione placentare troppo precoce o se si e’ abusato di ossitocina per accelerare il parto. Il medesimo intervento di ossigenazione del cucciolo dovrebbe essere approntato anche quando la cagna e’ primipara o particolarmente affaticata da “dimenticare” di accudire i suoi figli.
In tutti questi casi e’ bene intervenire con la giusta calma e consapevolezza di cio’ che si deve fare.
Se l’amnios (membrana placentare) riveste ancora il cucciolo appena uscito dalla vulva, converra’ aprirlo allo scopo di permettere la normale respirazione. Successivamente si dovra’ afferrare il neonato tra le mani con la testa verso il basso, ed eseguire dei movimenti di basculamento per consentire l’ espulsione di eventuali liquidi che si trovano nelle vie respiratorie. Sara’ bene inoltre asciugare la bocca ed aprirla per permettere l’ulteriore eliminazione di muco. Durante queste manovre la cagna potra’ mostrarsi irrequieta; la si dovra’ percio’ calmare e costringere a restare nella cassa adibita a sala parto fino alla completa espulsione della placenta. Nel caso in cui la madre non sia intervenuta nella rescissione del cordone ombelicale, bisognera’ legarlo con del filo chirurgico riassorbibile a una distanza di circa due centimetri dalla sua origine e tagliare la parte restante a un centimetro dalla legatura. Il moncone dovra’ essere infine disinfettato con un antisettico per evitare pericolose infezioni.
Quando la madre e’ poco attiva nei riguardi dei cuccioli, si dovra’ intervenire con gesti che sostituiscano quanto naturalmente avviene nell’ immediato post-parto. I piccoli dovranno essere stimolati mediante frizioni sul torace con un panno tiepido e pulito (serve ad aumentare la temperatura in quanto essi risultano del tutto incapaci di termoregolarsi). La cagna lo fa normalmente leccando insistentemente i suoi piccoli, sbarazzandoli dalla sporcizia e stimolandoli a livello cutaneo. Anche in caso di cucciolate particolarmente numerose (dove gli individui si riscaldano vicendevolmente), i cuccioli soffrono molto il freddo e sono direttamente dipendenti dalla temperatura dell’ ambiente in cui vivono. La loro temperatura corporea e’, nella prima settimana, intorno ai 35,5°-36° C. Qualora la temperatura della sala parto sia troppo bassa, si rischia di generare un’ ipotermia dei neonati, con conseguente innalzamento della mortalita’. La temperatura del nido dovrebbe essere introno ai 31° C per essere confortevole ed adeguata alle necessita’ della cucciolata.
Il cucciolo neonato e’ sensibile al freddo quanto a stati di disidratazione. Cio’ e’ causato da piu’ fattori: l’ acqua costituisce l’82% del peso del neonato, i reni sono ancora immaturi ed il recupero dell’ acqua a livello renale e’ ancora molto basso; infine, le perdite idriche a livello cutaneo sono molto importanti, in quanto lo strato cheratinico della pelle e’ ancora poco sviluppato e diventa funzionale solo dopo alcune settimane di vita. Oltre ad una temperatura ideale quindi, la sala parto dovra’ avere anche un valore di umidità relativa ideale intorno al 60%. Un’ umidita’ eccessiva potrebbe causare una pericolosa proliferazione batterica, se invece troppo bassa, le esigenze idriche dei cuccioli salirebbero a valori tali da non essere colmati dall’ alimentazione, innescando un processo di disidratazione. In questi casi, il riscaldamento dei cuccioli e’ meglio che sia effettuato non tramite le consuete lampade a infrarosso, in quanto contribuiscono a seccare ulteriormente l’ ambiente: utilizzare borse termiche contenenti acqua alla giusta temperatura. Il fabbisogno quotidiano di un cane per quanto riguarda l’ acqua, vanno da 1 a 2 ml ogni 100 grammi di peso vivo. Un animale disidratato smette di nutrirsi, si presenta apatico e svogliato e viene rigettato dalla madre. Se un cucciolo perde piu’ del 10% del suo peso alla nascita nelle prime 24 ore di vita, dovra’ essere idratato con acqua e zucchero mediante un biberon. Nei casi particolarmente gravi, si dovra’ intervenire con somministrazioni per via sottocutanea di una soluzione fisiologica isotonica alla dose di 1 ml ogni 30 grammi di peso corporeo.
Se un cane adulto puo’ resistere a un digiuno prolungato senza manifestare sintomi di ipoglicemia (mancanza di zucchero nel sangue) in quanto possiede riserve energetiche che glielo permettono, un cucciolo e’ assolutamente dipendente dall’ alimentazione materna quotidiana.
Il latte materno costituisce certamente il migliore alimento per il neonato, sempre che la produzione da parte della cagna sia sufficiente e di buona qualita’. Qualora la madre presenti insufficiente produzione di latte, si potra’ intervenire attraverso un’ alimentazione artificiale.
Al pari dell’ idratazione, si puo’ ricorrere ad un biberon per somministrare la quota di latte deficitaria. Tuttavia, questa non si rivela sempre la tecnica piu’ facile e sicura: e’ opportuno allora ricorrere all’ intubazione gastrica.
Un calcolo empirico ma sufficientemente attendibile permette di calcolare il volume dello stomaco di un cucciolo: esso rappresenta il 5% circa del suo peso corporeo. Un cucciolo di 500 grammi potra’ quindi ingerire 25 ml di latte. Va considerato infine che i pasti di un neonato devono essere numerosi (almeno quattro volte al giorno) e possibilmente negli stessi momenti della giornata.

COME OTTENERE UN’ OTTIMA CUCCIOLATA 
“i segreti che gli allevatori amatoriali non sanno”
di R.Fongaro